Capita sentire da padri e madri parole ai figli rivolte: da domani alla scuola calcio tu non ci vai più. Non sempre, ma capita. Parole d’istinto a nota sul diario, a lettura di voto o giudizio su foglio a righe o a quadretti, o se il comportamento è sopra le righe, o la risposta suona scomposta in età di toni più alti. Parole d’istinto vissute al momento come azione esemplare, con bersaglio sicuro e ferita certa. Per un momento soltanto. Se ti fermi a pensare segui altra strada. Si conviene che i padri e le madri hanno il dovere del sì e il dovere del no. A modi di vivere e a richieste dei figli. E il no va detto a compagnie perdi - tempo, a luoghi sciupa - soldi, a sigarette premature ( che mature non sono mai ), a richieste di sola moda, a schiavitù televisive, a navigazioni non sai dove, a corse in avanti quando l’età non consente, e tanti altri no vanno detti in età di crescita perché sia crescita armonica. Ma alla pratica sportiva un sì rotondo, un sì sempre. In tempi di vita liquida, di acqua che corre nell’indistinto, educare è compito complesso. La famiglia, da sola, non sempre ce la fa. E’ tempo di alleanze educative. Con la scuola, la parrocchia, le società sportive, il vicinato. La pratica sportiva allontana dalla solitudine, dal grigio della noia, dai vuoti di pensiero, da giorni trascorsi in superficie di sedia con orizzonti di schermi piatti. I ragazzi e le ragazze che fanno sport si incontrano con i loro pari. Con loro corrono, giocano, parlano, ridono. Imparano a vivere insieme, a stare insieme, in epoca di individualismo imperante, di chiusura all’altro. Fare sport significa far proprie le regole, rispettare il compagno e l’avversario di gioco, aver cura della propria salute che è stato di benessere del corpo e dell’anima. Lo sport alimenta i mondi vitali dei desideri, dei sogni, delle emozioni. Sorge a volte nei genitori il sospetto che lo sport sia distraente rispetto alla scuola. Da lì nasce l’idea che se gli togli quello tutto si rimette a posto. Le cose non stanno così. Il disamore per la scuola, il disimpegno nello studio, la disattenzione in classe hanno altre fonti. Spesso complesse, ma che vanno cercate. Non ci sia mai resa di padri e madri, insegnanti ed educatori, animatori e allenatori, al non capire. Se un genitore si ferma a pensare, comprende il valore educativo dello sport. E se ne fa suo il senso, il genitore non è più assente. Non considera la scuola calcio come luogo minore. Non lo legge nel significato di custodia, di luogo protetto da un esterno che lui vive come minaccia. E il genitore non è più presente sugli spalti del campo in veste di ultrà. Non si sostituisce all’allenatore e all’arbitro. Non si comporta in fotocopia di curva dove le parole non sono parole ma pietre di insulti e disprezzo. Il genitore è presente, intorno al campo o in gradinata, con il tifo positivo. Un tifo che incoraggia, gratifica, anima, incita. Che abbraccia con l’applauso a fine partita tutti i giocatori in campo. Un tifo che sorride. Che divide perché le squadre sono due, ma che unisce sul significato del gioco. La scuola dei libri e la scuola di calcio convivono. Parti integranti di un progetto educativo. Li unisce un intento comune: la crescita armonica. Allora ha senso l’essere parte attiva di una società sportiva. E ha senso il parlarsi di genitori e allenatori. In luoghi informali spesso i ragazzi esprimono più cose di sé. Insieme ci si aiuta a capire. A completamento di pensiero ci piace aggiungere parole di altri. Don Gino Rigoldi, prete al Beccaria e fondatore di Comunità Nuova così si esprime: Lo sport è un luogo privilegiato di educazione; educare giocando insieme è una opportunità che gli adulti non devono perdere, una occasione di vittorie vere, uniche e preziose. Straordinaria competenza che ogni operatore sportivo, soprattutto con bambini e giovani, deve assolutamente raggiungere. Candido Cannavò, a lungo Direttore della Gazzetta dello Sport, così ha scritto sul giornale dopo un incontro con un gruppo di bambini: Quei bambini sono venuti a darci una lezione che potrebbe avere diversi titoli: la bellezza dello sport, il divertimento dello sport, lo sport come rivalità ed amicizia, il tifo è passione e mai violenza. E mentre li ascoltavo, con tenera ammirazione, io guardavo al di là, al pericolo che grava su queste creature: che gli adulti li guastino.
La scuola calcio A.S.D. LA CANTERA, insieme ad ARCA FORMAZIONE, ha fatto una scelta di campo: GIOCARE PER CRESCERE.

Bottura prof. Natale



Presidente Arca Formazione